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arrowHome arrow Francesco De Marchi giovedì, 09 settembre 2010  
Abruzzo 1573
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Francesco De Marchi PDF Stampa E-mail
Francesco De Marchi, bolognese, capitano ed ingegnere al seguito di Margherita d'Austria, salì, primo fra gli uomini, sull'ultimo picco di Monte Corno il 19 agosto del 1573, insieme a Cesare Schiafinato milanese, a Diomede dell'Aquila e ai cacciatori di camosci Francesco Di Domenico, Simone Di Giulio e suo fratello Giovanpietro, antesignani delle moderne guide alpine.
Dell'impresa, il De Marchi ci ha lasciato un’attenta relazione da cui traspare un rapporto dialettico con la natura intesa non solo come scenario della umana avventura, ma soprattutto come dimensione morale della vita: "Il Corno Monte. Cronaca della prima ascensione sulla vetta del Gran Sasso d'Italia". (Università di Bologna - Archivio Storico).
De Marchi nacque a Bologna nel 1504 da umile famiglia, colà trasferitasi da Crema. La sua educazione fatta indubbiamente di sforzi autodidattici e di dure esperienze di vita trasse spunti e motivi dalle guerre che sconvolsero la Lombardia al tempo di Leone X e di Clemente VII. Sembra infatti che abbia militato al seguito degli Imperiali e forse prese parte alla battaglia di Pavia nel 1525, se nel 1568 potrà ricordare a la presa del Re di Franza tirano a braccia un archibuso detto pistone, senza paura. Sembra anche che sia stato presente all’assedio di Firenze del 1529-1530. E’ sulla scorta di queste esperienze che il De Marchi preciserà la sua vocazione di studioso di ingegneria militare, i cui risultati, affinati da una costante pratica, oggi forse dimenticati, furono un tempo plagiati e famosissimi. Il momento determinante della sua esistenza fu tuttavia quello in cui, circa il 1533, entrò al servizio di Alessandro de’ Medici, nuovo duca di Firenze. Nel 1536, il De Marchi era a Napoli per le nozze di Alessandro de’ Medici con Margarita d’Austria, figlia naturale di Carlo V. Da questo momento il destino del De Marchi sarà legato a quello di Margarita. Rimasta questa vedova all’età di sedici anni, il De Marchi ne passò al servizio fino al termine dei suoi giorni. Quindi la vita del De Marchi si svolge tra il palazzo Madama di Roma, Napoli, l’Abruzzo. A Roma svolge un’intensa attività di conoscitore d’arte, di consulente sulla struttura viaria della città, di appassionato cultore di dibattiti con le personalità più notevoli della cerchia. In quegli anni e sempre al seguito di Margarita fu in Abruzzo più volte. Il De Marchi fu in Abruzzo una prima volta nel 1535, vi fu ancora nel 1541 e nel 1547. Sono questi i primi contatti che egli stabilisce con il Gran Sasso e ne è frutto la prima relazione che risulta cancellata con lineette trasversali nel Magliabechiano. "Un monte che si dice Corno nel quale monte vi è una aria così sottilissima, e così vi è freddo, così m’hanno contati molti homini del Paese che vi sono stati sopra, e io alle radici de esso son stato più volte del che considerai il sito al meglio ch‘io puoti." Tra le righe s’avverte chiaramente una sfida. Poi avvenimenti più importanti lo distraggono. Nel ‘68 il ritorno. Madama Margarita è stanca. Si ritira quindi nella quiete dei suoi domini abruzzesi. De Marchi torna in Abruzzo. Si ricorda della sfida: Il detto Monte erano trenta du’anni che io desiderava di montarvi sopra. Non può realizzare subito questo desiderio perché il soggiorno in Abruzzo è a Leonessa prima ed a Cittaducale dopo. Al rientro in Abruzzo Madama era stata salutata festosamente dai «Signori del Magistrato» dell’Aquila. All’Aquila torna nel 1572 soggiornando in un palazzo che per antonomasia sarà in questa Città il palazzo della regina Margarita. De Marchi è ormai vecchio, ma non demorde dalla sfida: "così andassimo d’Aggosto l’anno 1573". E’ il 19 di Agosto. Il 20 esploreranno le grotte Amare di Assergi. Ma di ciò si leggerà nella cronaca. Tre anni dopo il 1576 il De Marchi moriva in Aquila, e lì veniva sepolto. L’impresa del Gran Sasso conchiudeva la sua vita, quasi a sigillare l’ansia inesausta di conoscenza.

 

 

 

 

 

 

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