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Il Comune di Capitignano ha una superficie di 30,65 Kmq e ha sede all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nel distretto denominato Alta valle Aterno, e della Comunità Montana Amiternina. Si nomina Capitignano la prima volta nel Choironicon Farfense in quanto l’abate di Farfa Rimone scrisse : “Acquisivit terram quondam in territorio Novertino ubi dicitur Capitinanus”. Inoltre nel Catalogus Baronum è riportato che “Gentilis et Gualterius de Poppleto (Coppito) tenet in Amiterno a domino Rege Capitgnanum”. E’ composto da diverse frazioni ognuna con la sua peculiarità. La localizzazione dei villaggi di Capitignano è stata condizionata dalle sorgenti e dai corsi d’acqua. Già feudo della famiglia Ricci fu inglobato nel contado di Montereale fin dalla metà del Quattrocento. Nel XVI secolo il feudo fu conquistato dai Medici, in seguito entrò a far parte dei feudi farnesiani, poi passò ai Borboni. Nel XVIII sec fa parte delle quattro aree, detti quarti, in cui si trova suddiviso il territorio di Montereale. Nel 1816 Capitignano si separa amministrativamente da Montereale. Il Simbolo del Comune è la testa di un Moro secondo la fiaba che narra di una regina che per amore di un moro trascurava i figli. E’ naturale dunque che i figli odiassero questo individuo e cercassero di fargli la pelle mentre questo si recava a caccia. Una volta ucciso lo seppellirono sotto sette braccia di terra. La regina non vedendo tornare l’amato impazzì e ordinò ai servi di andarlo a cercare. Quando lo trovarono la regina in segreto fece fare con il cranio del moro una tazza coperta d’oro e contornata di gemme, con le ossa delle cosce e delle gambe fece fare una sedia e con quelle delle braccia una cornice per uno specchio. Poi uccise l’artigiano e disse ai figli: “Per amore io bevo, per amore io mi siedo, per amore io mi specchio. Vi farò impiccare se, fra tre anni, non mi avrete spiegato perché faccio tutto questo. I due fratelli si misero in viaggio e a chiunque incontrassero chiedevano il perché di quei gesti. Il fratello minore si allontanò di più dell’altro e giunto in un palazzo non solo non gli fu data risposta circa le domande che poneva, ma gliene fu fatta un’altra. Infatti, il re, gli chiese perché secondo lui non riusciva a maritare la sua figlia bellissima. Non potendo dare risposta a questa domanda il giovane continuò il suo viaggio. Giunto in un secondo regno un secondo re aggiunse un altro quesito, chiedendo al giovane perché lui non riuscisse a mangiare i frutti di un suo albero che appena giunti a maturità cadevano. Il fanciullo proseguì il cammino fino al deserto dove incontrò un mago che in sogno gli rilevò gli arcani segreti. Il ragazzo tornò indietro e aiutò il secondo re a svelare il mistero dell’albero (sotto vi era seppellito un morto, una volta sepolto il morto in un luogo sacro l’albero riprese a dare frutti), al primo disse che la figlia era sotto l’incantesimo di un paggio innamorato di lei che metteva male agli altri sposi. Il re lo fece uccidere e diede sue figlia come sposa al giovane. Tornato a casa allo scadere dei tre anni non si fidava, così come il fratello, a raccontare il suo viaggio alla madre e questa li volle condannare al patibolo. Sul punto di morte i giovani confessarono davanti al popolo i segreti della regina e il popolo si ribellò, chiedendone la morte! Negli orti di Capitignano si coltiva la pastinaca un ortaggio diffusamente coltivato nel medioevo e oggi quasi del tutto scomparso. Gli edifici religiosi delle frazioni di Capitignano risultano essere caratterizzate dalla medesima tipologia: una aula unica, con l’altare sopraelevato e uno o più locali adibiti a sacrestia. Un elemento in comune ricorrente è la facciata coronata a cuspide e un’edicola sopra il portale principale. Gli interni si arricchiscono di nicchie e altari sulle pareti laterali. 

LE FRAZIONI:
-Sivignano: Chiesa di S. Silvestro 1398, Chiesa di S. Pietro del XVIII sec.Aglioni: Chiesa di S. Rocco, XIX sec.
-Colle Noveri: Chiesa di S. Paolo, XIX sec.
-Ravagnano: Chiesa di S. Maria XVIII sec.
-Paterno: Chiesa di S. Apollonia XV sec
-Pago: Chiesa dei SS. Cipriano e Giustina, XVIII sec.; Palazzo Pervenga realizzato in due periodi diversi, il pian terreno nel XVII e XVIII sec. , gli altri due del XIX sec.
-Monopolino: Chiesa di Santa Domenica, 1579; Palazzo Ricci prima metà del quattrocento. Sulla contrada denominata "coste di Pago" o "Pago vecchio" a 1109 m s.l.m. sono visibili i ruderi del perimetro dell'insediamento di difesa del castello di Monopolino

 

 

 

 

 

 

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